“La nostra meta non è di
trasformarci l'un l'altro,
ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a
vedere e a rispettare nell'altro
ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro
completamento"
Hermann Hesse - Narciso e Boccadoro
Questa è la citazione con cui
ho sempre accompagnato la presentazione della mia prima vera linea di
creazioni: “gli Scoppiati”
Il mio lavoro e la mia vita
sono strettamente legati.
È un legame che vivo con
incoscienza. Le mie ispirazioni difficilmente sono connesse al lavoro di qualcun
altro (magari più talentuoso), alle nuove tendenze nel campo della moda e degli
accessori o al colore dell’anno scelto da Pantone (che in genere scopro sempre troppo tardi), e probabilmente (o
sicuramente) più che motivo di vanto, questo è un limite, visto il campo
all’interno del quale mi ritrovo a lavorare. Le mie ispirazioni vengono da
sensazioni che mi travolgono come ondate e a cui cerco di dare forma per evitare
di sentirmi sopraffatta dalla costante necessità di espressione che mi
caratterizza.
É un modo per “arginare” il
sovraffollamento di sensazioni che avverto qualche volta.
La collezione “gli sCOPPIAti”
è nata per caso. È nata quando nemmeno sapevo cosa significasse creare una
linea di gioielli.
Ed è la somma di tante parti
di me.
Un corso da orafa, troppo
breve e troppo affollato, mi ha permesso di scoprire il traforo su metallo.
Non mi sono mai sentita esattamente a mio agio con una matita in mano. Ma un seghetto che frattura un materiale e delinea una forma è diventato il mio strumento espressivo.
Non mi sono mai sentita esattamente a mio agio con una matita in mano. Ma un seghetto che frattura un materiale e delinea una forma è diventato il mio strumento espressivo.
Ho in mano fili in rame
provenienti da scarti di officine, dall’età di 7 anni, quando un’amica mi
insegnò come modellare un gancio per
orecchini. Crescendo ho compreso il valore aggiunto assunto da una creazione
proveniente da materiali dalle caratteristiche sostenibili, naturali e
riciclabili o provenienti da scarti di lavorazione. L’alluminio e il rame sono
diventati senza perplessità i miei metalli preziosi.
La mia educazione
all’immagine è stata segnata dall’avere sempre avuto una macchina fotografica
in mano dall’età di 10 anni e da un padre appassionato di fotografia e arte. E
così l’immagine, il simbolo, l’immediatezza di un segno, l’ho sempre vissuto
come un potente mezzo di comunicazione spesso più di ogni parola ben ricercata.
“Due
non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo
doppio che non è spezzato", leggere l’ennesimo libro di Erri De Luca ha
fatto il resto.
La doppia natura che
mi perseguita e mi definisce, l’ho riportata nel mio lavoro.
Formazione: scientifica quella accademica, artistica/artigiana
quella lavorativa.
Origine: nasco, cresco e vivo nella città dei due mari, dei due
ponti, delle due vocazioni, dei due borghi.
Capelli: quasi completamente lisci, fatta eccezione per una ciocca
crespa nella parte sinistra del capo.
Natura: puntigliosa e disordinata, orgogliosamente buffa e in crisi
con il mio aspetto, insofferente nei confronti della gente ma temo la
solitudine, mi piace indossare i tacchi senza truccarmi il viso, ordinata nel
mio caos, odio il suono della mia voce ma rileggo mille volte quello che
scrivo.
Due mani, due occhi,
due gambe, due genitori.
Due.
Dualismo come superfici piene che si alternano al vuoto che non è assenza ma, al contrario, delinea il contorno di qualcosa.
Gli
scoppiati nascono da questo.
E
dopo il primo paio, un punto interrogativo e uno esclamativo creati circa 4 anni fa e assolutamente
profetici su quello che sarebbe accaduto, mi sono lasciata andare.
La comunicazione affidata al simbolismo è stata la scintilla che ha innescato questa linea.
L’effetto
è stato l’evocazione di caratteristiche della natura umana, di pensieri, di atmosfere,
di immagini e contesti. Ovviamente senza la pretesa di lanciare messaggi
definiti. L’unica spinta è stata farsi ispirare con leggerezza dagli stimoli
che il mondo, reale e virtuale, manda di continuo, con i suoi costumi in
evoluzione, con la natura umana contraddittoria e versatile, con le abitudini
in cambiamento, con i ricordi e i sentimenti che animano i passi quotidiani.
E a
quei passaggi VEDO → PERCEPISCO → CREO si sono aggiunti INDOSSO → COMUNICO.
Sono
nati più di quaranta paia di orecchini diversi e credo di non essere alla fine.
Il mio lavoro si è dimensionato attraverso questa collezione e io sono
cresciuta con lei.
È migliorata la mia capacità di traforare sul metallo,
tanto da permettermi di arrivare ad aumentare lo spessore dell’alluminio usato,
rendendo i pezzi più robusti; è aumentata la complessità dei miei disegni.
Traforare disegni molto complessi su piastre di
diametri ristretti di un metallo così morbido, ad un certo punto, è diventata
quasi una “sfida”.“Forzo” il metallo e la tecnica il più possibile per poter
creare manufatti dai disegni complessi ma che rimangano resistenti alle
sollecitazioni che in genere subiscono degli accessori di uso comune.
Da
questa azione un po’ estremista sul metallo e dalla voglia di evocare pensieri
e sensazioni attraverso immagini e segni, nascono di continuo molte idee spesso
trasformate in altre nuove collezioni.
Come
“Appuntamenti” che è una linea di spille e ciondoli in rame, alluminio e ottone
traforati. Alcuni disegni qui si fanno più complessi e articolati, quasi con
l’ambizione di raccontare piccole storie all’interno di piastre di pochi
centimetri di diametro.
Oppure
la nuova linea di anelli a fascia in alluminio, creata da poche settimane e che
ripropone quella idea di comunicazione affidata all’immediatezza di una
immagine o di un simbolo.
O ancora la collezione uomo che è in fase di progettazione proprio in questi giorni.
Per non dimenticare i tanti lavori originati da un istante di ispirazione e difficilmente “catalogabili” all’interno degli schemi rigidi richiesti da una collezione, che spesso ricerca punti di contatto tra i vari manufatti.
Poiché, per me, tutto diventa
ispirazione, un suono, una parola, un sogno, una passione l’associazione di due
persone, una fotografia, un’immagine, una battuta ironica, il sarcasmo, una
risata, quando poi mi ritrovo a progettare qualcosa, cerco solo il modo per
richiamare quella sensazione, senza chiedermi se poi quel lavoro è “fratello di
sangue” di qualcuno già creato.
Mi
rendo conto che parlare del mio lavoro comporta il racconto della mia storia o
di una parte di essa, e questo spesso non risulta particolarmente interessante.
Quando mi imbatto un post del genere (di qualcun altro), mi annoio da morire.
Ma,
al di là dello scarso interesse che può suscitare, non posso farne a meno.
Ieri
qualcuno mi diceva “conoscere e accettare i propri limiti non serve a fermarci
ma ci definisce”.
In
questo momento della mia vita e del mio lavoro è di questo che ho bisogno.
Percepire
e accettare i miei limiti e definire il mio contorno.
Per
portare avanti la vita e il lavoro che mi è capitato di scegliere.